Pubblicato Venerdì, 28 Settembre 2018
Scritto da Francesco Carlomagno

Riflessioni su una lettura di poesie di Nina Tursi

"OLTRE LO SMARRIMENTO, LA SPERANZA CHE NON SI ARRENDE"

Il verso di Antonia Tursi traduce una grande sensibilità femminile in un gioco agile, scherzoso e talvolta, ora spesso, dolorante. Sono sentimenti che in qualche modo percorrono ogni esistenza, ma ognuno poi li coniuga a proprio modo. Antonia, anche per i suoi studi, riesce con l’eleganza della parola a prenderli ed elaborarli, a coglierne il significato e a guardare anche oltre, perché oltre trova il senso di ogni gioia e di ogni sofferenza. Oltre, nell’Altro. E tutto avvenga con calma, «le cose lente, le sensibili attese, più che la fretta; il moto calmo dell’acqua dei laghi…Amo i toni lunari» (Nina poesia). Ella sa che solo nella lentezza si colgono i sapori, si scandaglia l’anima, si creano i percorsi. La lentezza fa crescere. Però, quando la vita è difficile, è sempre in agguato lo smarrimento, anche se di passaggio; allora sembra che la soluzione sia nel possesso e delle cose e dei pensieri e delle parole: «le parole, quelle di un tempo. Le voglio qui con me» (Tu parti). Chi parte lascia. Ma tutto rimane in noi come tempo vissuto e affinché sia vivo dobbiamo dialetticamente farlo nostro e sarà sempre, all’occorrenza, momento di dialogo, di interrogazione e di risposta. Come viva è la «Terra/nuda e il suo rugoso volto dove/, bambina, depositavo i tramonti quasi sciolti…e nulla sapevo del crescere nell’Altro, del sale che apre strade alle ferite aperte» (Ascolto il respirare). Altro è anche tutta la nostra esperienza, vissuta e depositata in noi, Altro è il nostro inconscio che agisce dentro di noi, Altro sono le persone con cui entriamo coscientemente in dialogo o vissute come desiderio. Se ci ascoltiamo in silenzio, ci accorgiamo come tutto questo è reale. Ma come è bello poter dire «vedo nell’Altro la fisionomia della Terra mia, le sue arterie, e le intime penombre/ E me la sento immensa» (Ascolto il respirare). E qui sento un respiro profondo. Aria di tutti i continenti, sapori intensi, profumi accattivanti. E ancora, «nella mia Terra c’è musica, altrove sconosciuta» (La mia terra). Questa è poesia che ci riporta nell’intimo del vissuto: esperienza creativa ricca di emozioni passate e presenti: linea retta tra le montagne e il cuore. E si può dire che qui nasce e da qui parte la poesia di Antonia Tursi: «Qui nasco alla Terra/ e alla Poesia e torna,/ogni notte, a chiamarmi/ per queste contrade/ un silenzio di luna/ e di odori: di scorza/, di fieno, di legna tagliata da poco» (Qui nasco). Ricorda: «È mia madre, tra il grano e la pula, che mi chiama e mi bacia/ contro l’ossidato tramonto d’agosto» (Giorni d’estate). Questa è anche cura di sé in quanto riscoperta e recupero di rapporti con persone, come i genitori, sempre e comunque molto significativi nella storia personale. Queste esperienze forti e significative fanno nascere la speranza, che non è attesa passiva, aspettando che qualcosa accada, bensì un nostro modo operativo e direi costruttivo teso a realizzare l’oggetto della speranza. Pensare a «qualcosa di rosso», pensarlo e costruirlo per trovare davanti a noi «un fiore» che certamente è radicato nel passato, mai chiuso del tutto, ed è fragranza del presente che ci fa guardare oltre. La speranza, esperienza umana, che di fronte al taglio «vivo del dolore» non si arrende, apre nuovi orizzonti e significazioni, forse da noi mai prima cercati. Tornano anche «i mattini azzurri di rugiada/ dove la strada si perdeva/ immemorabile tra i sassi e il canale/ prendeva in trasparenza/ un colore verde d’erba/ e di speranza» (Ero bambina germogliata). Tutto questo accade quando non c’è passiva attesa. Il passato che non è mai tutto negativo e la parte positiva che sempre c’è, se la riconosciamo, ci rende temprati alle difficoltà, che comunque si incontrano lungo il cammino della vita. Allora anche l’incontro con l’ombra porterà nuovi mattini «mentre snebbia/ l’impasto del mondo e più nitido/ si fa ogni contorno» (Il giorno mi avvolge lentamente) e «delicato d’alberi/ e acque il paesaggio dove il cielo/ distende la sua seta. Levigato/ e dolce nel suo corso il fiume» (Parole non dico). Le poesie di Antonia Tursi sono trine di pensieri con fili nascosti nella trama.

Francesco Carlomagno