Opinioni \ Riflessioni

EUROPA E ITALIA: TRA DIFFICOLTA’ VERE  E FALSE

La settimana è trascorsa e l’Europa mi sembra sull’orlo del tracollo. Macron minaccia chi non vuole la ridistribuzione dei rifugiati, immigrati regolari che strano nome. Merkel vuole liberarsi dei suoi  rifugiati, ma nessuno li vuole e minaccia pure lei. Inoltre vuole rispedirci gli italiani che non hanno un lavoro, è una ritorsione bella e buona ma fa bene.

Quando è l’Italia a chiedere tutti ridono adesso loro minacciano. Prima li hanno accolti a braccia aperte, adesso che hanno problemi politici e di consensi li vogliono scaricare. Macron viene baciato da Papa Francesco con grande entusiasmo, per avvertire Salvini. Da quel momento i consensi per Macron sono calati vertiginosamente. Questa volta mi butto anch’io. Ho paura che quello che il Santo Padre tocca politicamente si trasformi in sconfitta.

Orban viene condannato dall’Europa ma lui non si è scomposto, ci mette poco a tornare nell’ambito russo.

Più che uno stato unito e potente mi sembra che siamo in una bolgia invernale dantesca eppure negli ultimi anni i segnali sono stati inviati all’Europa. I ricatti che vengono dall’Europa sono segni di debolezza e i primi scricchiolii di un ravvicinato crollo.

In settimana abbiamo assistito ad un alterco tra Di Maio (meglio tra M5s) e Tria (ministro dell’Economia e delle Finanze). Tria deve capire che lui è solo un tecnico, messo a fare il ministro per vie strane, che deve trovare la soluzione ai problemi posti e non deve essere il tecnico che agisce contro le decisioni del Governo.

Le scelte politiche ed economiche (sbagliate o giuste, piacenti o no) devono essere quelle del contratto firmato tra Lega e M5s i quali sono stati votati in virtù del loro programma. Bene ha fatto il presidente del Consiglio a ricordare a tutti che le scelte spettano al governo nel suo insieme e alla politica e ha avvertito i burocrati di agire bene.

Con le loro azioni Lega e M5s hanno rimesso a posto un principio, che anni di lassismo ci aveva fatto dimenticare, che le scelte devono essere fatte dalla politica e non devono essere demandate agli altri: tecnici, magistrati, ONG e mi fermo.

Il caso Casalino. Una bufera in mezzo bicchiere d’acqua. A smuovere la bufera sono stati coloro che nel precedente governo hanno fatto man bassa di tutto quello che c’era da prendere, perfino la Confindustria sempre neutrale. Come dire da che pulpito vien la predica.

Sono completamente e perfettamente d’accordo con Casalino.

I tecnici (ministro, dirigenti dei ministeri, dirigenti della Banca d’Italia) devono sviluppare in concreto la linea scelta dal governo. Su questo punto c’è un aggravante. Se il tecnico oltre che dirigente fosse del PD, e c’è ne sono tanti con gli ultimi 8 anni di governo, la trappola è  dietro l’angolo, l’imboscata è da tenere in conto.

Questi tecnici sono formati ed addestrati sulla teoria gramsciana che prevede di anteporre il bene del partito su tutto, anche sul bene del paese.

Una cosa Casalino ha sbagliato. I dirigenti sono nei ministeri perchè hanno vinto un concorso e non sono di nomina politica, come in America,  pertanto, se non c’è un gravissimo fatto, non possono essere licenziati e nel caso vanno ad arricchire il cimitero degli elefanti.

Nicola Dell’Arena