IL CARDINAL GUALTIERO BASSETTI A PESCARA

FESTA DI S. CETTEO, PATRONO DELLA CITTA'

Per la festa liturgica di S. Cetteo, Vescovo e Martire, Patrono della città e della diocesi di Pescara, è giunto nella città dannunziana il Presidente della CEI, Card. Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia- Città della Pieve, su invito di Mons. Tommaso Valentinetti, Arcivescovo di Pescara-Penne.

Quest’anno con un motivo di gioia in più: i 40 anni del Congresso Eucaristico Nazionale tenutosi a Pescara nel settembre 1977. Grande fu l’impegno dell’allora Vescovo, poco dopo promosso Arcivescovo, Mons. Antonio Iannucci, per il Congresso, dove giunsero esponenti della Chiesa e del mondo della cultura. Concluso dal Beato Paolo VI (ultima uscita fuori Roma prima di morire), tra i relatori anche l’allora Patriarca di Venezia, Card. Albino Luciani, un anno dopo Papa con il nome di Giovanni Paolo I. C’erano pure S. Teresa di Calcutta, Chiara Lubich e Frere Rogere di Taizè.

Gremita la Cattedrale di Pescara, per una festa solenne e intima nello stesso tempo. Infatti S. Cetteo, per iniziativa dell’Abate Francesco Santuccione, viene festeggiato, a livello popolare, nella prima decade di luglio, con la processione che percorre una parte significativa della città di Pescara, con la benedizione presso il Municipio.

Con il Card. Bassetti concelebravano, soprattutto l’Arcivescovo Tommaso Valentinetti e il Vescovo emerito di Sulmona- Valva Mons. Giuseppe Di Falco, operante nella vicina Parrocchia di S. Luigi Gonzaga, i canonici di S. Cetteo con il Presidente Mons. Giovanni Lizza, l’Abate Francesco Santuccione, con l’emerito Don Giuseppe Natoli, l’ex- Rettore del Pontificio Seminario Regionale di Chieti, Mons. Gino Cilli, i parroci della città, una buona rappresentanza di religiosi (in mattinata avevano partecipato al periodico incontro, nel convento dei Sette Dolori, con la meditazione dettata da P. Guglielmo da Guardiagrele e la solerte organizzazione di P. Cesare Campagnoli, SJ, Parroco di Cristo Re), e Don Lubomir, sacerdote di rito orientale, rivestito con i propri paramenti. Si dedica all’assistenza spirituale degli ucraini e degli orientali operanti a Pescara, soprattutto attraverso la chiesa dell’Adorazione, in Via dei Bastioni.

Il Card. Gualtiero Bassetti, romagnolo nato alle falde dell’Appennino tosco-emiliano, 75 anni, ha maturato la vocazione sacerdotale all’ombra della sua piccola parrocchia e si è incardinato nella diocesi di Firenze, respirando l’atmosfera animata da figure profetiche come Don Lorenzo Milani, P. Ernesto Balducci, P. Gino Ciolini, Don Divo Barsotti e soprattutto Giorgio La Pira.

Rettore del Seminario Arcivescovile di Firenze a soli 37 anni, è stato Pro- Vicario e Vicario- Generale con il Card. Silvano Piovanelli, e nel 1994 S. Giovanni Paolo II lo nominò Vescovo di Massa Marittima-Piombino, una piccola diocesi toscana comprendente anche l’Isola d’Elba. Sempre il Papa polacco nel 1998 lo trasferì ad Arezzo-Cortona-Sansepolcro, diocesi molto più grande, ma più significativa sotto il profilo della spiritualità e del carisma medioevale. Delegato per i Seminari d’Italia, il Card. Bassetti, nel 2009 da Benedetto XVI è stato promosso Arcivescovo di Perugia- Città della Pieve, ricevendo dallo stesso Sommo Pontefice il pallio, nella successiva solennità dei SS. Pietro e Paolo, nella Basilica Vaticana.

Nella festa di S. Francesco del 2013, ebbe la gioia di salutare pubblicamente il nuovo Papa, per la prima volta nella storia con il nome del Santo Poverello, nel piazzale Inferiore della Basilica di Assisi, in occasione del pellegrinaggio della regione Umbria sulla tomba del suo figlio più illustre. Papa Francesco nel 2014 lo ha elevato al Cardinalato, interrompendo la consuetudini delle sedi cardinalizie nel Bel Paese. Perugia non aveva il Cardinale dai tempi di Gioachino Pecci, poi Papa con il nome di Leone XIII. Forte l’attenzione del Card. Bassetti per gli ultimi e gli esclusi. La porpora non è stata solo un omaggio alla città del Grifo, ma ad Assisi, tanto che scherzosamente il Cardinale dice: “Gli stranieri non mi dicono Assisi vicino Perugia, ma Perugia vicino ad Assisi”.

Nell’omelia il porporato ha sottolineato la comunanza tra il patrono di Pescara e quello di Perugia, S. Ercolano. Due Santi poco conosciuti, non presenti ovviamente nel calendario della Chiesa Universale, perché ad un australiano o un siriano, poco interessa del Vescovo di Amiterno vissuto all’epoca di S. Gregorio Magno o del Santo a cui è dedicata la chiesa non lontana dalla Basilica di S. Domenico, in Perugia, dove fu canonizzata S. Elisabetta di Turingia.

Ercolano e Cetteo vissero nel primo millennio cristiano, quando ormai la nuova religione non solo era tollerata, ma era diventata la fede ufficiale di tutto l’ecumene. Ma con l’invasione dei popoli transalpini, si erano creati tanti conflitti, sempre per il potere. Meritarono il titolo di “defensor civitatis”. Con commozione il Card. Bassetti ha ricordato i quattro luoghi della carità, visitati prima della celebrazione eucaristica con l'Arcivescovo Tommaso. Frutto del Congresso Eucaristico, la Fondazione “Paolo VI”, con sede a Pescara, presente in tutto l’Abruzzo attraverso 18 centri, per la riabilitazione e l’assistenza agli anziani e ai diversamente abili, collegata con l’U. d’A. di Pescara- Chieti.

Opera non nuova nella “mens” del grande Arcivescovo Antonio Jannucci, tumulato all’ingresso della Cattedrale di S. Cetteo, dove non si recava spesso (la sua chiesa preferita era lo Spirito Santo, accanto all’Episcopio), perché da giovane sacerdote nella centralissima S. Agostino in Chieti aveva aperto scuole di formazione professionale.

Un pensiero all’inizio dell’omelia è andato a Giorgio La Pira, nato al Cielo due mesi dopo il Congresso Eucaristico di Pescara. Un politico a tutto tondo, ma anche un uomo di profonda cultura, attento al mondo degli studenti che chiamava scherzosamente “giornalisti” quando li trovava impreparati agli esami universitari. Terziario francescano e domenicano, in pari tempo, per lui non esistevano inutili conflitti o spinose rivalità: era intento a costruire la città dell’uomo, e con lui Firenze, nel XX secolo ha vissuto veramente un nuovo umanesimo.

SANTINO VERNA