L'attenzione agli ultimi, all'umanità e alla pace

VOGLIA DI CORRERE, NUOVO LIBRO DI ELIO FORCELLA

Il drammaturgo atriano Elio Forcella ha presentato “Voglia di correre”, la sua ultima fatica letteraria, la sera del 6 maggio scorso, nell’auditorium “S. Agostino”. L’autore ha voluto la presentazione proprio nella sala polifunzionale, provvisoria sede della Concattedrale, in quanto sempre chiesa, per rivivere l’atmosfera dei “Mercoledì della cultura”, ideati da Giovanni Verna, nel 2003 e portati avanti, ogni anno da settembre a dicembre, fino al 2010, quando, gravemente segnato dalla mielofibrosi, si avviava alla conclusione della giornata terrena.

Sulla scia del ciclo di conferenze, il Prof. Tommaso Antonelli, prosegue gli incontri culturali, caratterizzati da due aspetti: la presentazione di un libro e il momento di socializzazione, all’inizio e alla fine, con un piccolo buffet, nel caso dell’auditorium, presso l’antica cappella di S. Massimo.

Il libro di Elio è stato presentato dal Dott. Antimo Amore, giornalista RAI, il quale ha formulato un vibrante ricordo di Giovanni Verna. Gli ha fatto eco il Dott. Umberto Braccili, il quale ha sottolineato l’amicizia di Giovannino con il suo papà, il Maestro Gigino Braccili, rievocando gli albori di mamma RAI in Abruzzo, quando la cultura era l’ingrediente fondamentale della sede al centro di Pescara. L’editore Dott. Arturo Bernava, di Chieti, ha evidenziato gli aspetti editoriali.

A nome della famiglia Verna, ha parlato la figlia Prof.ssa Tina, docente di lettere nella scuola media superiore e due volte laureata all’Orientale di Napoli, ha tracciato un breve e commovente ricordo del papà, soffermandosi sugli ultimi giorni di vita, in particolare sul testo di una preghiera, ritrovato tra le pagine di un libro. Tina ha ribadito la bibliofilia del papà, la cui casa, in Vico Giardinetto, è ancora tappezzata di libri.

Una sala gremitissima, di giovani e meno giovani, provenienti da diversi luoghi, quasi a ribadire il bisogno di promozione culturale per la città di Atri. “Voglia di correre” è una locuzione primaverile, rimando al dinamismo e, un inno alla vita.

Il libro di Forcella narra di Mario, un uomo proveniente da una cittadina di provincia degli anni ’50 che vive gli ideali della giustizia sociale del Sessantotto. Ogni tanto tornano espressioni del vivace dialetto abruzzese per colorare la storia. Un paese come ce ne possono essere tanti in Abruzzo, appena uscito dall’ultima guerra mondiale, con il dramma dell’emigrazione. Situazione che il piccolo Elio ha sperimentato sulla pelle, con il papà Fileno, operaio nelle miniere del Belgio, partito con tantissimi concittadini e come loro, passato all’altra riva, prematuramente.

Nella conferenza, Elio ha narrato due episodi. Un’analisi sociologica sulle mutazioni epocali. Ha fatto rivivere in tanti, con qualche anno in più, l’atmosfera di “Lascia o raddoppia?”, l’archetipo dei telequiz con un giovanissimo Mike Bongiorno con le spartane cabine dei concorrenti e la castigata italoargentina Sabina Ciuffini. Nel paese c’erano poche televisioni, e la famiglia che ne era dotata, radunava vicini, parenti e amici intorno al nuovo focolare domestico. L’intrattenimento era imbevuto dalla passione politica, molto più sentita rispetto ai tempi odierni, dove non si capiscono più i partiti. Il protagonista della storiella, ripeteva “A da venì Baffone”. Si riferiva a Stalin, in un’Italia dominata dalla Balena Bianca, con un forte partito comunista, dove tutto finiva a tarallucci e vino.

Il secondo episodio parla della colonia negli anni ’50 e ’60. Un retaggio del ventennio, quando Mussolini dava la possibilità delle vacanze al mare a tanti figli del popolo che non avrebbero potuto godere della spiaggia. Mario si trova insieme agli altri bambini, maschietti e femminucce, sotto la sorveglianza della direttrice e delle signorine. Ma anziché l’arcadica atmosfera della colonia boschiva di “Per grazia ricevuta” dove Nino Manfredi incontra Mariangela Melato, i bambini, per motivi igienici, non possono bere l’acqua dopo la passeggiata. L’unica soluzione per spegnere la sete è aggrapparsi allo scarico dei servizi. Mario nota subito le discriminazioni tra i figli di papà e i figli del popolo. Ma più che misurazioni con il bilancino del farmacista, le differenze dipendevano da simpatie o antipatie delle signorine.

La domenica, l’obbligo di andare a Messa, con la presenza del sacerdote che teneva l’esortazione morale, con il solito rimprovero a chi non era figlio di papà. Ormai dimessi i panni di controllore di colonie, in una situazione quasi pirandelliana, vietava il servizio liturgico a chi la sera prima aveva detto una bestemmia.

Nell’opera di Elio c’è sempre attenzione agli esclusi, in una posizione inferiore, rispetto agli ultimi. Perché chi è ultimo comunque partecipa. Nel calcio, la squadra “ultima” in zona salvezza, fuori dal pericolo della retrocessione, è oggetto di caroselli con striscioni. E lo possiamo riscontrare a partire da “Tumà”, vincitore del premio “Antonelli” per il teatro (1999) e rappresentato al Comunale di Atri (2005), con l’interpretazione di Francesco e Alberto Anello, gli amici della prima ora, provenienti dal quarto S. Giovanni, uniti dalla passione teatrale.

Bravissimo Elio, a presto altre opere letterarie con altrettanti allora! Dal microcosmo atriano al macrocosmo che non ha confini, sempre con l’attenzione all’umanità, alla giustizia e alla pace.

SANTINO VERNA