APPUNTAMENTI CULTURALI

PRESENTATO IL LIBRO DI TOMMASO ANTONELLI

Il 3 aprile, lunedì seguente l’antica domenica di Passione, è stato presentato in Atri, presso l’auditorium “S. Agostino” il libro della Via Crucis in dialetto, di Tommaso Antonelli, presidente del circolo ACLI di Atri e del coro folkloristico “A. Di Jorio”, docente a riposo di economia presso l’ITC “A. Zoli”, nell’ambito degli incontri nati dall’esperienza dei “Mercoledì della Cultura” di Giovanni Verna.

Tommaso è entrato ragazzino nell’agone della poesia, come ha ricordato nella serata. Nel 1955 declamò “Atre mè” dell’umanista Giuseppino Mincione, in quegli anni docente in Atri, prima del trasferimento a Pescara, per la “radiosquadra”, una delle più vibranti esperienze di mamma RAI con l’intervento della gente di provincia. Poi ha proseguito l’arte poetica a scuola, nelle cerimonie e in tante occasioni, declamando il meglio della poesia in vernacolo, come Trilussa o Modesto Della Porta, o Antonino Anello.

In età matura dai microfoni di Radio Speranza, la radio diocesana di Pescara-Penne, nello stabile ad un tiro di schioppo da S. Cetteo e dalla casa di D’Annunzio, Tommaso porta avanti una felice trasmissione dove alterna poesia, riflessioni, abruzzesistica e canti regionali, popolari o d’autore, rielaborati polifonicamente, tenendo sempre presenti i sentimenti del popolo.

L’idea della Via Crucis in dialetto, con testo italiano a fronte, è nata qualche anno fa, nell’ambito di momenti di socializzazione della pastorale della Terza Età della Parrocchia di S. Luigi Gonzaga a Pescara, nel  cui piviere risiede con la consorte, Prof.ssa Daniela De Fanis. E dove ricorda l’anniversario di matrimonio, nel contesto di una delle parrocchie diocesane più vive della città dannunziana.

La Via Crucis nasce nel secondo millennio cristiano, dal desiderio di ricreare la Terra Santa in Occidente. Il Beato Alvaro di Cordoba, segretario di S. Vincenzo Ferreri, taumaturgo tanto amato in Abruzzo, ripropose i momenti della Passione del Cristo, attraverso opere plastiche, nel convento Scala Coeli in Spagna. Nel XVIII sec. quando le stazioni ormai erano fissate a 14 (il numero in precedenza era variabile e talvolta sfiorava le tre cifre), la via dolorosa fu promossa da S. Leonardo da Porto Maurizio, osservante ligure, romano di adozione. Il Colosseo divenne punto di partenza per una feconda pagina della Via Crucis, con la partecipazione di tanti romani e la benedizione del Papa. Il francescano della Riviera di Ponente la chiamava “batteria contro l’Inferno”.

Nel secolo appena passato, la Via Crucis è diventata l’unica diretta della TV di Stato del Triduo Pasquale, vale a dire dal Giovedì al Sabato Santo. Presieduta da Papa Giovanni soltanto nel 1959, fu compiuta annualmente dal Beato Paolo VI, sin dal primo anno di pontificato e continuata dai successori, tranne ovviamente il Ven. Giovanni Paolo I, il cui ministero petrino abbracciò solamente, come sappiamo, i significativi 33 giorni.

Ultima stazione, su cui ha insistito Tommaso Antonelli, la Resurrezione, perché dopo la morte, non c’è ancora morte, ma la vittoria sul nemico, con il Cristo che esce dal sepolcro con il corpo glorificato. Già un germe della Resurrezione lo abbiamo incontrato con la resuscitazione di Lazzaro. E questo apre uno spiraglio sulla Via Lucis, prossimo lavoro del Prof. Antonelli.

La Via Lucis, corrispettivo pasquale della Via Crucis, è stata promossa da Don Sabino Palumbieri, salesiano, tra i celebranti della Messa domenicale di Radio Vaticano in collegamento con Radio 1. Quest’appuntamento è stato cancellato dalla RAI che propone in radio la S. Messa televisiva, ogni domenica da una chiesa diversa. Don Sabino ha compiuto nel 1990 la Via Lucis nelle catacombe romane, sulla scia del centenario della morte di S. Giovanni Bosco.

Emotivamente siamo più colpiti dalla Via dolorosa che dalla Via Lucis. E lo vediamo dalle tradizioni popolari. Pensiamo soltanto ad Atri. La processione del Cristo Morto, un tempo piena di canonici incappucciati, come Don Luigi Illuminati, insigne docente a Messina e poeta trilingue, desta più commozione dei riti pasquali, come la Madonna che scappa a Sulmona, l’incontro dei Santi a Lanciano, la processione con il Salvatore a Fara S. Martino, nel giorno dell’Ascensione, dove il simulacro del Risorto era seguito dalle statue della Chiesa Maggiore di S. Remigio, perché i Santi sono il frutto della Resurrezione. Forse anche Atri aveva una processione simile, e fino al XIX secolo, il giorno di S. Reparata, la protettrice era festeggiata dai Santi che si associavano alla teoria, uscendo dalle proprie chiese.

La Via Crucis di Tommaso Antonelli è stata animata dal coro “A. Di Jorio”, questa volta senza gli abiti del folklore, con la direzione del maestro Prof. Cav. Concezio Leonzi, mentre quest’ultimo e Attilio Transi accompagnavano rispettivamente al pianoforte e all’organetto diatonico. E’ stato rielaborato, per la pia pratica, il canto della Passione, “Lu giuviddì sante”, eseguito nei primi giorni della Settimana Santa, per le case, da menestrelli, dove spiccava Corradino Carulli.

Sulla copertina del libro, su consiglio di Antonio Assogna, un’opera di Giuseppe Antonelli, insigne scultore atriano, zio dell’autore. E’ il volto del Cristo coronato di spine. Si erge su una colonna a protezione della tomba di Peppino, nella parte nuova del camposanto monumentale di Atri, dove l’artista sembra vegliare su tanti concittadini. Nel libro, tra le illustrazioni, la Deposizione del Dott. Ugo Assogna, nipote ed erede artistico di Peppino Antonelli.

SANTINO VERNA