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PERSONAGGI ATRIANI

DON ANTONIO TOSCANI, L’AMATO PARROCO DI S. NICOLA

Il parroco di S. Nicola dell’immediato dopoconcilio è stato Don Antonio Toscani, nato a Lucera, da famiglia originaria dei Monti della Laga nel 1923, lo stesso anno di Don Lorenzo Milani. Nel 1954, dopo la formazione seminariale, fu ordinato sacerdote e incardinato nella diocesi di Teramo, unita da poco “aeque principaliter” ad Atri. Fu parroco di Castelnuovo di Campli.

Nel 1968 Padre Abele, giunto da neanche un anno in diocesi, per portare il rinnovamento del Vaticano II nella seconda città della Chiesa che Paolo VI gli aveva affidato, nominò Don Antonio Parroco di S. Nicola. Il suo insediamento rimase impresso a molti per la forte nevicata che colpì la città acquaviviana. Si stabilì in alcuni locali del monastero delle clarisse dove rimase per tutto il tempo del parrocato a S. Nicola.

La Parrocchia era rimasta vacante con il trasferimento di Don Luigi Pallini a Mutignano e i due quarti intramurali che ricadevano nel piviere erano pieni di anime. Cominciava pian pianino l’esodo verso il rione S. Antonio e le nuove aree, ma Capo d’Atri rimaneva un quarto molto caratteristico con i tanti ragazzi e bambini che giocavano a pallone negli spiazzi. Ancora arrivavano i video games e le play stations.

Don Antonio coinvolse tanti ragazzi nel servizio liturgico. I chierichetti servivano quattro Messe nel corso della domenica. Si cominciava alle 6.30 e per qualche bambino era un po’ una sofferenza perché doveva lasciare il calduccio del letto, specialmente in inverno. Poi c’era quella delle 8. Per le 10 si scendeva a S. Lucia, pertinenza di S. Nicola e avveniva la colazione in un’attigua casa dove Don Antonio pianificava gli impegni pastorali. Alle 11 si era già in paese per la Messa grande. Deposte le tarcisiane (negli anni ’90 sostituite dai camici) si correva nei locali di Pavone in Via Picena per giocare a calcio-balilla, prima del pranzo.

L’amato Parroco di S. Nicola fu molto entusiasta delle Messe beat che soppiantarono il tradizionale organo in diversi momenti. Da Gualdo Tadino era giunto Stefano Angeli che portò, da animatore e organista, il rinnovamento del repertorio con diversi brani di Marcello Giombini, editi dalla Pro Civitate Christiana di Assisi, all’epoca luogo spirituale molto frequentato e grande centro di diffusione conciliare. Tra i canti ricordiamo soltanto Da mille strade, inserito nel canzoniere di GVA. Tra le voci soliste ricordiamo Leopoldo Ferretti, componente del gruppo I Sagittari assieme al fratello Prof. Mario, insegnante di educazione musicale presso la scuola media “F. Barnabei” alla vigilia dell’accorpamento con l’altra scuola, in bonaria rivalità, la “A. Mambelli”. Ricordiamo inoltre i fratelli Leonzi e i fratelli Di Giovanni, cantori e ministranti che colorarono quegli anni davvero indimenticabili.

Don Antonio portava alcuni ragazzi al mare nei giorni feriali d’estate. Con la sua automobile caricava il gruppetto dopo la Messa mattutina e si scendeva a Pineto e c’era l’incontro con diversi atriani che da pendolari si godevano la tranquilla spiaggia del Cerrano. Era anche appassionato di montagna e conduceva il gruppo parrocchiale nei paesini della Laga. Organizzava pellegrinaggi e gite, di un giorno, e si associavano parrocchiani e non.

Rinverdì la festa di S. Nicola, commissionandone la statua, realizzata con il contributo dei parrocchiani, in legno dell’Alto Adige. Il simulacro fu benedetto nel 1979, inun’indimenticabile celebrazione presieduta dall’allora Vicario Generale Mons. Giuseppe Di Filippo, animata dal coro “A. Di Jorio” (in quegli anni la schola- cantorum era inglobata nel coro folkloristico) diretta dal m°prof. Alfonso Bizzarri.

Per alcune edizioni fu fatta la festa in estate, dato il clima freddo in dicembre e anche per non sovrapporre la celebrazione del Santo alla novena dell’Immacolata, assai sentita dagli atriani, trasferita da S. Francesco in Cattedrale. La festa comprendeva anche un piccolo programma ricreativo e un anno si esibì Giuseppe Cionfoli, il cantautore salentino che, lasciato l’abito cappuccino, si sposò e continuò l’attività canora, spesso toccando temi religiosi.

Diceva alla gente che è meglio recitare un Padre Nostro e un’Ave Maria con amore, piuttosto che andare a Messa e andare in sacrestia, mentre il prete si sta spogliando, e cominciare subito a fare i commenti sulla gente.

Nel 1983 Don Antonio, per riavvicinarsi ai luoghi delle radici, chiese ed ottenne da Padre Abele la Parrocchia di S. Lorenzo a Nepezzano, resasi vacante per il trasferimento a Morro d’Oro di Don Nicola Maraini, originario della Castelfidardo d’Abruzzo. La notizia si seppe a primavera e nessuno ci voleva credere. Un fulmine a ciel sereno. I giovani volevano convincere il Parroco a rimanere, s’improvvisarono psicologi in quelle settimane, perché il trasferimento di un pastore, diocesano o religioso, è sempre un evento traumatico.

Don Antonio si congedò da S. Nicola durante la tredicina di S. Antonio e la S. Messa di saluto registrò non poche lacrime sui volti dei parrocchiani di ogni età, nella gremita chiesa, dove la processione offertoriale sottolineò il momento di solennità e di commozione. Sarebbe tornato tante volte nella Parrocchia dove aveva lasciato il cuore, in occasione di matrimoni o esequie, ma anche in giorni feriali. Gli subentrò Mons. Giuseppe Di Filippo, ultimo Vicario Generale di Atri in ordine di tempo, Canonico Teologo, poi promosso Arcidiacono del Capitolo.

Nel 2008 per motivi di salute e anche di anagrafe, lasciò la Parrocchia di Nepezzano e si ritirò nella casa teramana assistito dai parenti. Morì nel 2012 e alla celebrazione esequiale partecipò una rappresentanza di parrocchiani di S. Nicola.

SANTINO VERNA