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Pubblicato Giovedì, 27 Febbraio 2014
Scritto da Santino Verna

PERSONAGGI ATRIANI

GABRIELLINO, CRESCIUTO TRA I PICCOLI HA DATO GIOIA AI GRANDI

Un personaggio del rione S. Antonio è stato Gabriele Trimarelli, per tutti Gabriellino, nato il 3 maggio 1957 nei pressi di Teramo e giunto da bambino ad Atri, perché curato dalla dottoressa Giulia Zauli-Naldi, primario della divisione pediatrica con sezione neonatale del nosocomio locale. La pediatra faentina era teramana di adozione, perché aveva svolto il ruolo di aiuto nella città pretuziana.

Gabriellino passava molte ore nel reparto pediatrico, all’epoca molto scarno, con poche decorazioni. Sapeva rendere molto meno triste la degenza ospedaliera perché ti rallegrava con le battute e le riflessioni che attingeva spesso dal mondo politico che lo attraeva tantissimo.

Amava i programmi televisivi, soprattutto quelli dove si parlava di politica, e voleva riproporli nelle case degli amici, dandogli addirittura la denominazione “Evviva i partiti”. L’ingresso della casa si trasformava nell’immaginario studio della RAI e Gabriellino cominciò ad invitare i vari protagonisti. Erano gli anni ’80, si era alla fine della prima Repubblica e parlare di politica era forse più gustoso di oggi. Diciamo la verità: abbiamo nostalgia di Almirante, Berlinguer, De Mita, Forlani…puntualmente riproposti in versione caricaturale dai carri allegorici di Viareggio.

Gabriellino imitava pure lo psicanalista e faceva le domande ai bambini sui sogni. Un bambino si preoccupava di avere strane visite di notte, forse erano mostri a popolare le ore piccole, ma il piccolo Freud lo tranquillizzava dicendo che pure lui sognava un grande studio con tanti libri di medicina.

La poesia dialettale era un’altra sua passione. Per questo, nel primo pomeriggio, prima di recarsi nella sua seconda casa, anche dopo il pensionamento della dottoressa (era subentrato il Dott. Berardo Capuani, anche lui passato all’altra riva), seguiva alla radio i programmi regionali della sede di Pescara che davano ampio spazio al vernacolo e alle canzonette abruzzesi. Ed era tutto contento, come se avesse seguito una puntata di Sanremo, quando ascoltava i brani di Albanese e Di Jorio.

Componeva anche lui qualche poesia, breve e significativa, su temi calendariali come il Natale. In una poesia inserì pure una capretta, sottolineando l’affetto e la docilità nei confronti del padrone.

Devotissimo di S. Gabriele, un anno, alla festa popolare, indossò un vestito da carabiniere perché voleva difendere il suo Santo. Al mare, a Pineto, prendeva penna e blocchetto e faceva le multe ai turisti.

Sempre educato e compito, quando era invitato a cena, assieme alla dottoressa, il pasto iniziava non di rado alle 20.30, perché bisognava seguire il telegiornale, che Gabriellino ascoltava in religioso silenzio, facendo qualche sintetico commento quando sentiva un fatto di cronaca ma anche un evento di taglio mondano. E seguiva quello di Raiuno (ancora cominciava Mediaset e La 7), uno dei suoi canali preferiti, non solo perché mamma RAI. La TV di Stato è anche lo specchio della politica italiana.

Quando la dottoressa si trasferì a Pineto, nel 1991, Gabriellino la seguì e fece un po’ la spola tra il paese costiero del Cerrano e Bologna, nei pressi di Porta Castiglione, dove meravigliosi giardini sono il sottofondo visivo del capoluogo emiliano, città dove la dottoressa aveva studiato e mosso i primi passi nell’arte pediatrica che conosceva molto bene.

Ad Atri tornava ogni tanto, ma con gli atriani mantenne sempre un bel rapporto, sia con il personale ospedaliero, sia con tanti bambini, poi diventati giovani e adulti, passati per il reparto della dottoressa, per tanto tempo l’unico primario donna del nosocomio.

Dopo aver festeggiato l’onomastico in discreta salute, nel 1995, a Bologna, fu raggiunto da sorella morte. La dottoressa prevedeva la sua prematura morte e grazie alle sue cure era arrivato ad un’età ritenuta considerevole. Le esequie furono celebrate a Teramo dall’allora Arcivescovo di Teramo- Atri Mons. Antonio Nuzzi che nell’omelia disse: “Gabriellino io dovevo venire da te, e tu sei venuto da me”. Questa semplice e significativa frase commosse tutta l’assemblea, perché ricordava l’impegno della solidarietà e della vicinanza che deve caratterizzare ogni cristiano, anzi ogni uomo.

Nel ricordino la dottoressa Zauli- Naldi fece scrivere: “Sei cresciuto tra i piccoli infermi. Ai grandi hai dato conforto e gioia. Prega per noi tra gli angeli”. E mentre batto il pezzo mi tornano in mente le parole di Don Primo Mazzolari che speriamo un giorno Beato e poi Santo: “Non sono i poveri che hanno bisogno di noi, siamo noi che abbiamo bisogno dei poveri”.

SANTINO VERNA