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A DUE ANNI DALLA SCOMPARSA DI GIOVANNI VERNA

ORA ABITA I CIELI NUOVI E UN MONDO NUOVO…

 

Ho sostato, in pensoso raccoglimento, sulla tomba di Giovanni Verna. Il cimitero è inondato dal sole, una leggera brezza accarezza i cipressi secolari, il silenzio è ferito dal chiacchiericcio di alcune donne in visita ai loro cari… La croce, dal profilo francescano, veglia sulla pietra di marmo… La bella citazione dell’Apocalisse suggerisce scenari meravigliosi: “…io Giovanni vidi cieli nuovi e mondi nuovi…”. Il poeta con struggente dolore scriveva che “la speranza fugge i sepolcri”. Non poteva, immerso nel buio, immaginare l’aurora della vita nel luogo dove la ragione celebra la sconfitta dei sogni, della vita, dei progetti che, faticosamente, custodiamo nel cuore.

I pensieri si fanno largo nella mente intrecciandosi con i ricordi. Mi sorprendo ad immaginare l’amico con lo sguardo illuminato da quella che la dottrina cattolica chiama “visione beatifica”, un’onda di luce che ti avvolge quando, dopo il tragitto amaro del tempo, puoi contemplare il volto meraviglioso dell’Altissimo. Giovanni è stato, soprattutto, un uomo di fede. Una fede all’antica, che si nutriva di personali devozioni, si alimentava nella frequentazione sacramentale, si irrobustiva nella dolcezza del particolare rapporto che aveva con Maria.

Era stato colpito dalla vicenda di Medjugorje diventandone un appassionato studioso. I suoi pellegrinaggi annuali nel villaggio della Bosnia Erzegovina era vissuti con l’animo del figlio che incontrala Madree con l’attenzione del giornalista sempre alla ricerca di nuovi elementi, di nuove notizie che arricchivano il suo dossier sui fatti che avevano portato alla ribalta mondiale quel lembo sconosciuto di terra jugoslava.

Ne aveva scritto più volte per il periodico parrocchiale “Comunità in cammino”, sempre disponibile a trattare un tema che era entrato nel suo cuore.

Gli uccelli cinguettano, liberi e felici, lasciando nel cielo una scia festosa di vita… Sì, la vita, con le sue sorprese e i suoi drammi, con i suoi volti affascinanti e duri.

Ripenso alla triste notizia che mi raggiunse,inattesa, il 4 maggio di due anni fa nella quiete di un monastero. Il dialogo, reso impossibile sulla terra, si aprì, nel raccoglimento orante, verso gli orizzonti dell’infinito, raccogliendo frammenti di storie condivise, di intensi colloqui, di una comune e forte passione ecclesiale.

L’amore perla Chiesaera grande in Giovanni. Si sentiva figlio di questa Madre amata pur con tutte le rughe del tempo e la fragilità dei suoi membri.  Tante le discussioni sull’ultimo libro degli autori più significativi della appassionante storia ecclesiale italiana. Abbonato  molte riviste e lettore attento di molti testi era un piacere poterne parlare, sul filo di un comune auspicio per futuro più bello e più evangelico della comunità ecclesiale.

Il tempo scorre, le campane del duomo battono le ore… Ora, penso, lui è nel mondo dove l’orologio è fermo sul quadrante dell’aurora che non incontra più la melanconia del tramonto.

Chissà come avrebbe vissuto questa stagione ecclesiale e politica così nuova, diversa, segnata da tante sorprese. Il suo impegno nel sociale scaturiva dai suoi ideali, sentiti e profondi. Metteva tutto il suo cuore e la sua passione in ogni impegno sia politico che professionale.

In un’epoca che registra la scomparsa delle idealità, delle scelte ideologicamente forti e vere, si avverte la nostalgia della militanza motivata dalla fede, dalla passione, dall’amore per la propria terra. Il filo della memoria si snoda lungo l’arco di tanti anni e cattura momenti significativi di una lunga storia di amicizia… Lo rivedo, a Teramo, al suo primo comizio in Piazza Martiri della Libertà. Era candidato al Parlamento, una candidatura di servizio, come si usava a quei tempi, che accettò per amore verso il suo partito. Da quella esperienza ne uscì una agile pubblicazione per raccontare come, senza mezzi, aveva raccolto un lusinghiero risultato.

Anni lontani, abbracciati dalla usura dei giorni, anni di battaglie politiche combattute con straordinaria passione.

Dai campanili della città il suono delle campane annuncia  l’ora dell’Angelus. Accarezzo con lo sguardo la foto ai piedi della croce marmorea. Torno ad immaginarlo moderatore di tanti dibattiti, conduttore di telegiornali regionali, impegnato a battere velocemente articoli sulla sua storica macchina da scrivere…

“Io Giovanni ho visto nuovi cieli e una terra nuova”:  il cielo, angusto, del tempo ora non ha più orizzonti, ora abita, per sempre, una terra nuova, profumata di amore. Nel suo cuore, certamente, vibrante e caldo l’affetto per i suoi famigliari e per i tanti amici…

Tutto passa, ma restano vive le tracce di un operoso passaggio nella storia e quei legami di amore che non si possono, mai, spezzare.

Lascio, sereno, quella tomba che è culla di speranza dopo essermi affacciato, senza mestizia,non sul davanzale del passato ma dopo una sosta, intensa, sulla dolce soglia della vita che sconfina nell’infinito.

 Paolo Pallini