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Pubblicato Domenica, 08 Maggio 2016
Scritto da Santino Verna

Le antiche tradizioni che accompagnavano la vita della città

IL SANTORALE NELLA POESIA VERNACOLA DI ANTONINO ANELLO

Il 10 maggio è l’onomastico di Antonino Anello, poiché in questo giorno si ricorda S. Antonino, Arcivescovo di Firenze, domenicano osservante, sepolto nella chiesa di S. Marco della città. E’ significativo ricordare il santorale in questo periodo, perché la festa s’imbatte ogni tanto con il periodo dell’Ascensione, il cui frutto è proprio la santità di tanti uomini e donne che hanno personificato le beatitudini.

In Abruzzo era tradizione, 40 giorni dopo Pasqua, portare in processione il simulacro del Cristo Risorto, seguito da una teoria di Santi, fino al punto più elevato del paese. La consuetudine si affievolì all’inizio del XX secolo, per scomparire definitivamente in tempi recenti. Forse anche Atri aveva questa consuetudine, e la statua in gesso del Risorto è custodita nella chiesa di S. Spirito, per essere intronizzata, per la cinquantina pasquale, in presbiterio, al centro.

Una tradizione simile si teneva in Atri, durante le grandi processioni dei Santi. Per esempio, nella festa di S. Reparata, oltre al busto argenteo custodito attualmente nel Museo Capitolare ed esposto in Cattedrale per il triduo, gli facevano corona altri Santi, le cui statue uscivano dalle chiese di pertinenza, per presenziare al momento di gioia e preghiera collettiva. E i simulacri erano tanti, anche le chiese più piccole erano dotate di immagini a tutto tondo, come l’oratorio della Trinità che ancora oggi custodisce l’Immacolata Concezione, in luogo dell’originaria pala d’altare, S. Rocco e S. Antonio di Padova.

Tonino Anello nelle sue piacevoli poesie ricorda non di rado i Santi, essendo atriano, dove la presenza della sede vescovile aveva incorporato lo “status” di città. Nella prima raccolta “lu ttavette”, un ruolo speciale ha S. Francesco, il Patriarca dell’Ordine Serafico, eponimo della corale, composta da una quarantina di elementi, tutti dotati di meravigliose voci. Un microcosmo atriano legato al ciclo calendariale, presente in uno dei luoghi più centrali del paese, diretto e coordinato dai figli di S. Francesco.

Nel componimento “Na jurnate de meravije” vengono nominati S. Benigno e S. Margherita, patroni di Pettorano sul Gizio e S. Antonio Abate, della cui rappresentazione musicata Tonino è stato attore e paroliere, con le note del m° Stefano Bizzarri. Oltre ovviamente, al Santo Poverello, perché era una delle tante trasferte della corale.

Un ruolo peculiare in entrambe le storiche raccolte ha S. Domenico. Non per nulla, la copertina di “Voci di piazza” dell’artista Federico Tamburri, ha proprio la porta di S. Giovanni, denominata per metonimia, S. Domenico, per la lunga presenza dell’Ordine dei Predicatori nell’attiguo convento. Per gli atriani S. Domenico è quello di Guzman, per buona parte degli abruzzesi, invece, è S. Domenico di Colfornaro, il taumaturgo protettore contro le odontalgie e i morsi dei cani.

Nella poesia “Hatre Nostre”, sviluppo di una canzonetta, musicata dal m° Glauco Marcone, la menzione al Beato Rodolfo. Un figlio illustre di Atri non molto conosciuto, con la custodia affidata a Tommaso Antonelli che nella terza decade di luglio, sganciava dal tesoro l’anta con il rilievo del martire gesuita, metteva un fiocco rosso e lo collocava in Cattedrale. Il programma del corteo storico del 2000, avviato dai figli attori e registi Alberto e Francesco, era incentrato proprio sul Beato Rodolfo, perché ogni anno i riflettori erano puntati su una figura del glorioso passato atriano.

Quasi alla vigilia dell’evento, il corteo non si realizza più. Al suo posto tornano i carri con i buoi e il corteo viene armonizzato con il rito dell’apertura della Porta Santa, da quell’anno con la presenza di un Vescovo o un Abate, circondato dal Capitolo della Concattedrale. Tonino è sempre presente a tutti i momenti di vita atriana, per tradurre poi il tutto nella poesia, nel teatro e nella riflessione.

Ma in “Hatre Nostre” si parla pure di S. Rita e S. Antonio Abate, simboli dello sgargiante mondo delle tradizioni cittadine. Ma ormai si tratta di colonizzazioni antropologiche, per parafrasare Emiliano Giancristofaro. Tonino non ha peli sulla lingua e vuole ricordare quando il simulacro della Santa degli impossibili era portato a spalla dagli atriani, rivestiti dell’abito confraternale e il S.Antonio esclusiva prerogativa del ristretto gruppo dei concittadini.

Ne “La voce dell’innocenza”, invece, il poeta atriano ricorda S. Pasquale Baylon, protettore delle donne, forse più per un motivo di rima che per un patronato a lui conferito, presente pure in una canzonetta di Nino Bindi. Assai venerato in Abruzzo, la statua di Villa Bozza fu oggetto di un furto, perché la chiesa di Castilenti ne era priva. Il fatterello fu raccontato da Giuseppino Mincione, insigne umanista della frazione di Montefino, trapiantato a Pescara, docente di lettere in Atri per diversi anni.

La poesia “Lu tamurrelle” dove il nostro poeta entra nel microcosmo bandistico, è occasione per ricordare S. Martino, anche se in modo veloce e accidentale, mentre bisogna tornare alla raccolta del 1977 per la descrizione in versi della festa di S. Lucia, con l’accensione e la sfilata dei “faugni”.

Tonino Anello è depositario della storiella dell’inno di S. Antonio di Padova, suonato dalla banda per le feste di tutti i Santi. Il maestro Glauco con la bacchetta, durante la processione, invitava gli allievi ad eseguire la marcia del Santo interessato. Clarini, trombe, piatti, tamburi e quant’altro eseguivano il brano con l’incipit “O dei miracoli, inclito Santo/ dell’alma Padova tutela e vanto”, e il comitato (forse si accorgeva dell’innocuo scherzo) era sempre contento. Qualcuno oggi potrebbe arricciare il naso, dicendo di finirla una buona volta con il Santo di Lisbona, perché abbiamo dimenticato il fondatore, S. Francesco. Forse in passato si era fatta un’indigestione di S. Antonio, e pure Atri era nella fila della…”lavanda gastrica”. E se io fossi stato in quel drappello di precettati, magari con la presenza rassicurante e rasserenante del poeta Tonino Anello, non avrei avuto paura, perché il Santo di Padova ancora una volta, come ha sempre fatto, mi avrebbe aiutato con la sua intercessione.

SANTINO VERNA