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NEL SEGNO DELLA AFFETTUOSA GRATITUDINE

RICORDATO GIOVANNI VERNA CON IL LIBRO DI P. ENZO FORTUNATO

La famiglia Verna, con gli amici della RAI, la FAP di Teramo e le ACLI di Atri hanno commemorato il giornalista Giovanni Verna, a cinque anni dalla nascita al Cielo, avvenuta presso l’ospedale di Atri, nella notte tra il 3 e il 4 maggio 2011.

Mercoledì 4 maggio, alle 16, nella chiesa di S. Nicola è stata celebrata la S. Messa in suffragio dell’indimenticabile Giovannino, da P. Franco Rapacchiale, O.F.M.Conv. Parroco di S. Antonio di Padova in Pescara, chiesa peraltro frequentata dal giornalista atriano, durante i 32 anni di servizio alla RAI. Già c’era stato il trasferimento da Via Trieste a Via De Amicis e Giovannino, quando lavorava nel giorno del Signore, si recava nella chiesa di Viale Sabucchi, altrimenti, se poteva anticipare il rientro nella cittadina natale morbosamente amata, andava in Cattedrale.

La scelta di S. Nicola per la commemorazione è stata ovvia, perché la famiglia Verna è sempre stata legata alla parrocchia di Capo d’Atri. Momenti lieti e tristi sono avvenuti all’ombra e all’interno di S. Nicola, dove si sposarono i genitori, Comm. Avv. Santino Verna e Liberatina Taraborelli, il 16 luglio 1936, festa della B.V. del Carmelo.

La conferenza si è tenuta all’auditorium “S. Agostino”, con la solerte guida e instancabile organizzazione del Prof. Tommaso Antonelli, il quale prima della benedizione finale di P. Franco, ha recitato il breve componimento in vernacolo, in memoria dell’amico scomparso. Era la stessa poesia letta nel pomeriggio delle esequie in Cattedrale e l’ha voluta proporla di nuovo ai presenti, perché quest’anno il 4 maggio cadeva di mercoledì, proprio come cinque anni fa.

Il mercoledì è il giorno settimanale che forma un nesso inscindibile con Giovanni Verna. Anzi, un trinomio, formato dalle dizioni Verna-cultura-mercoledì. Era appena andato in pensione, nel 2002, felice della nuova avventura con un pizzico di nostalgia per la mitica sede al centro di Pescara, quando ebbe l’idea di una serie di incontri culturali da proporre ai concittadini. Fu scelto il mercoledì, perché giorno ritenuto idoneo per avviare l’iniziativa, ben inserito nell’architettura della settimana, senza la fuga del week-end. E subito arrivò la sinergia con il Prof. Antonelli, Presidente locale delle ACLI e Delegato per le attività culturali. I “mercoledì della cultura” hanno avuto otto edizioni, con la presenza di tanti studiosi, provenienti anche da fuori Abruzzo, con il simpatico momento di socializzazione, in quella che fu la cappella di S. Massimo, delimitata un tempo dalla vistosa cancellata in ferro battuto.

I “mercoledì” ebbero pure l’edizione estiva, questa volta nell’atrio del palazzo ducale, con la presentazione di un libro, attorno al quale veniva realizzato l’incontro. Ed ebbe il nome di “Giovedì del libro”. Ma il giorno settimanale di S. Giuseppe ebbe la meglio, da settembre a dicembre, cominciando con l’estate atriana appena finita e il ritorno dei turisti e dei bagnanti a casa, e terminando con lo scambio degli auguri natalizi, allietati da Filippo Prosperi che anche questa volta ha riproposto il “Cantico delle Creature”.

Né poteva essere altrimenti, con P. Enzo Fortunato, O.F.M.Conv., Direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi e della Rivista “S. Francesco Patrono d’Italia”, da pochi giorni presente anche nella lingua mandarina cinese. Proprio per sottolineare questa new entry, il conventuale della Custodia Generale di Assisi, era sul punto di saltare l’incontro atriano. Ma P. Enzo è voluto venire lo stesso, per la presentazione del libro “Vado da Francesco” sui pellegrini “ad corpus Beati Francisci”.

Il volume è stato scritto nel 2014, l’anno dopo l’elezione di Papa Francesco e P. Enzo ha fatto un percorso ideale che va dalla visita ad Assisi di S. Giovanni XXIII a quella di Papa Bergoglio, il primo Vescovo di Roma che ha assunto il nome del Santo Poverello di Assisi. Il potere temporale, vissuto dai Papi per vari secoli, sconsigliava forse l’adozione del nome Francesco, perché essendo il Santo della povertà per antonomasia, stonava per un sovrano. Giovanni XXIII, aveva un linguaggio popolare e immediato, e una tempra fortemente francescana, essendo terziario. Volle inaugurare il Concilio Vaticano II, proprio con un pellegrinaggio mariano e francescano, rispettivamente a Loreto e Assisi. I Sommi Pontefici, fino allora, nel XX secolo, a causa dell’ancora risolta questione romana, non uscivano o uscivano poco dal Vaticano e Papa Roncalli, cominciò la visita alle parrocchie romane.

Papa Francesco, ha ricordato P. Enzo, ha cominciato le visite pastorali, proprio nel programma delle “periferie”, con Lampedusa, la porta dell’Europa, dove si è visibilizzato il concetto di “terza guerra mondiale a pezzettini”. Tra i vari visitatori è stato ricordato Renato Zero, il cantante di Via Ripetta che si aspettava una tavola ben imbandita al Sacro Convento, e invece, ha trovato un bel piatto di pasta e fagioli su una mensa priva di una leggiadra tovaglia.

P. Enzo Fortunato, ha sottolineato infine, la serata da Assisi il 3 giugno sulla RAI, “Nel nome del cuore”. Grazie a lui, la città del Santo Poverello ha ottenuto la doverosa visibilità sulla TV di Stato. Basti pensare che negli anni ’80, per motivi di palinsesto, era stata cancellata la S. Messa nel giorno della solennità del 4 ottobre con l’offerta dell’olio per la lampada. Fu ripristinata nel 1993, durante la guerra nei Balcani e doveva essere il Card. Vinko Pulic, Arcivescovo di Sarajevo, a presiedere l’Eucarestia del giorno precedente. Lo sostituì il futuro Card. Jorge Mejia, argentino, futuro Bibliotecario di Santa Romana Chiesa e nessuno si sarebbe aspettato che venti anni dopo si parlava solennemente di Argentina, non per la sfera tanto antipatica a Don Milani, ma per il Vescovo di Roma che ci addita il Cielo e ci proietta nelle periferie, per costruire una Chiesa sempre in relazione con l’umanità.

SANTINO VERNA